Ieri stavo guardando Domenica Cinque, contenitore pomeridiano della domenica degli italiani digitali o ancora analogici, nel quale attualità, reality, e casi d'indignazione pubblica intrattengono in prima linea.
Ad un orario in cui tutti i bimbi erano sicuramente a nanna, le 15.15, Barbara D'Urso, la padrona di casa, intervista Tinto Brass e il suo immancabile Sigaro.
Una congiunzione dovuta per rendere entità anche il suo sigaro, un prolungamento stabile del suo arto che, se fosse considerato un oggetto, in un luogo chiuso come uno studio televisivo, sarebbe vietato dalla legge italiana.
Perciò seduti sulla poltrona rossa c'erano Tinto E il suo Sigaro; e tutto è concesso.
Così, tra le varie cose, soprattutto apprendo che il pelo sotto l'ascella è il preludio di ciò che un uomo troverà dopo.
Tinto demonizza la depilazione, rendendo inutile l'esistenza di tante estetiste e liberando le donne italiane dall'ossessione della ricrescita, dello strappo flagellante o della lametta-in-tanta-fretta.
14 anni fa in Viaggi di Nozze l'Arcuri offriva entrambe le opzioni con "n'ascella sì, n'ascella no".
Oggi saprebbe cosa fare.
Perché, se lo dice Tinto...

(Monella, 1997)












